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Il remarketing è una delle tattiche con il miglior rapporto investimento-risultato in Google Ads. Quando funziona, ti permette di rientrare in contatto con persone che hanno già conosciuto il tuo brand a un costo per conversione molto più basso rispetto alle campagne fredde. Quando è impostato male, brucia budget e infastidisce gli utenti.

Nel 2026 il remarketing è cambiato rispetto a qualche anno fa. Con la fine dei cookie di terze parti su Chrome e l’evoluzione delle policy sulla privacy in Europa, le strategie basate solo sul tracciamento passivo dei visitatori sono diventate meno efficaci. Le campagne che funzionano oggi combinano dati di prima parte, audience segmentate per intento e creatività personalizzate.

Questa guida ti spiega cos’è davvero il remarketing Google Ads, come funziona, quali tipi di campagne hai a disposizione, come strutturare audience e budget e quali errori evitare per non bruciare i soldi della tua campagna.

Cos’è il remarketing Google Ads e perché è così efficace

Il remarketing (chiamato anche retargeting) è la pratica di mostrare annunci pubblicitari a persone che hanno già interagito con il tuo sito, la tua app o uno dei tuoi contenuti. L’idea è semplice: chi ti conosce già è statisticamente molto più propenso a convertire rispetto a chi non ti ha mai visto.

Le statistiche di settore confermano questa intuizione. Secondo dati pubblicati ricorrentemente da Google Ads e dai principali player del marketing digitale, i costi per conversione delle campagne di remarketing sono spesso 2-4 volte inferiori rispetto alle campagne di prospecting verso utenti freddi. Il motivo è altrettanto semplice: a parità di clic, una percentuale molto più alta di persone è già pronta a comprare.

Su Google Ads il remarketing non si limita alla rete display. Puoi mostrare annunci di remarketing su YouTube, su Gmail, su siti partner della Rete Display e, dal 2023, anche tra i risultati di ricerca con le campagne RLSA. Questa varietà di formati è il motivo per cui il remarketing è uno strumento più completo di quello che molti pensano.

Come funziona davvero il remarketing

Per capire come strutturare una campagna, è utile sapere cosa succede tecnicamente dietro le quinte. Il flusso di base è composto da quattro passaggi.

Tracciamento. Un piccolo frammento di codice (tag remarketing di Google Ads o Google Tag Manager) installato sul tuo sito registra il passaggio dei visitatori. Per le campagne più sofisticate, lo stesso tag traccia anche eventi specifici (visite a determinate pagine, aggiunte al carrello, completamento di moduli).

Inserimento in audience. In base ai comportamenti tracciati, ogni visitatore viene inserito automaticamente in una o più liste di remarketing. Le audience più comuni sono “tutti i visitatori degli ultimi 30 giorni”, “chi ha visto una pagina prodotto ma non ha comprato”, “chi ha abbandonato il carrello”, “chi ha completato un acquisto”.

Distribuzione dell’annuncio. Quando una persona nell’audience naviga su YouTube, su Gmail, su siti partner o fa una nuova ricerca su Google pertinente, il sistema mostra l’annuncio della tua campagna, vincendo o perdendo l’asta in base alla tua offerta e alla qualità del messaggio.

Conversione e misurazione. Il sistema misura quali persone, dopo aver visto o cliccato l’annuncio, sono tornate sul sito e hanno completato un’azione di valore (acquisto, modulo, telefonata). Questo dato è quello che alla fine determina se la campagna è profittevole o no. Per impostare correttamente la misurazione, parti dalla guida ufficiale al tracciamento delle conversioni.

Infografica del funnel del remarketing in quattro tappe: visita, tracciamento, audience, annuncio

I tipi di remarketing su Google Ads

Google Ads offre diverse modalità di remarketing, ognuna con un funzionamento e uno scopo diverso. Capire le differenze ti aiuta a scegliere quella giusta per il tuo obiettivo.

Remarketing display standard. La forma più classica: annunci grafici mostrati sui siti partner della Rete Display di Google a chi ha già visitato il tuo sito. Funziona bene per ricordare il brand e per richiamare alla mente prodotti specifici visti dall’utente.

Remarketing dinamico. Variante più sofisticata del display, che mostra annunci personalizzati con i prodotti effettivamente visualizzati dall’utente sul tuo sito. Richiede un feed prodotti collegato (Merchant Center per l’e-commerce). È la scelta standard per i negozi online con catalogo ampio.

Remarketing su YouTube. Annunci video mostrati su YouTube alle persone già in audience. Ottimo per recuperare visitatori con un messaggio più narrativo, soprattutto in settori dove la decisione richiede tempo (consulenza, B2B, servizi premium).

RLSA (Remarketing Lists for Search Ads). Permette di alzare l’offerta o personalizzare gli annunci della rete di ricerca quando una persona già in audience fa una nuova ricerca su Google. Spesso sottovalutato, ha rapporti di conversione molto alti.

Customer Match. Carichi una lista di email (CRM, newsletter, clienti) e Google la abbina ai suoi utenti loggati. Puoi mostrare annunci a clienti già acquisiti per upsell o cross-sell, o creare audience simili partendo dai tuoi migliori clienti.

Remarketing tramite Google Analytics 4. Le audience create in GA4 in base a comportamenti complessi (durata della sessione, sequenza di pagine, eventi personalizzati) possono essere usate come pubblico di remarketing in Google Ads. È il modo più potente per costruire audience comportamentali precise.

Come strutturare le audience di remarketing

La differenza tra una campagna di remarketing mediocre e una eccellente sta quasi sempre nella struttura delle audience. Mostrare lo stesso annuncio a tutti i visitatori indistintamente è il modo più sicuro per ottenere clic generici e poche conversioni.

Una segmentazione efficace parte da tre dimensioni: quanto è recente la visita, quale tipo di interazione c’è stata, quale fase del funnel rappresenta. Combinate, queste dimensioni generano audience ad alto valore.

Per un e-commerce, audience di base utili sono:

  • Visitatori delle ultime 24-48 ore (intento ancora caldo).
  • Chi ha visitato una pagina prodotto ma non ha aggiunto al carrello (interesse senza azione).
  • Chi ha aggiunto al carrello senza concludere (intento alto, mancato acquisto).
  • Chi ha completato un acquisto negli ultimi 30 giorni (escluso dalle campagne acquisition, target ideale per cross-sell).
  • Clienti caricati via Customer Match (per upsell e fidelizzazione).

Per un sito di servizi B2B, le audience più produttive sono spesso:

  • Visitatori della pagina prezzi o servizi negli ultimi 14 giorni.
  • Chi ha letto due o più articoli del blog (interesse al tema, lontano dall’acquisto).
  • Chi ha iniziato a compilare un modulo di contatto senza inviarlo.
  • Lead caricati via Customer Match per nurturing prolungato.

Per ciascuna di queste audience, l’annuncio dovrebbe parlare alla fase mentale in cui si trova l’utente. Chi ha solo letto un blog è in fase informativa, chi ha guardato la pagina prezzi è quasi pronto a decidere. Lo stesso annuncio non può funzionare bene per entrambi.

Errori che fanno saltare il ROAS di una campagna remarketing

Anche con audience ben costruite, ci sono errori ricorrenti che riducono drasticamente il ritorno di una campagna remarketing. Conoscerli prima evita molti sprechi.

Frequenza eccessiva. Mostrare lo stesso annuncio 15 volte alla stessa persona in pochi giorni non aumenta la probabilità di conversione, la riduce. Genera fastidio, fatica visiva e percezione negativa del brand. Una frequenza sana sta tra 3 e 8 impression a settimana, da regolare in base al settore.

Mancanza di esclusioni. Mostrare annunci di remarketing a chi ha già comprato è quasi sempre uno spreco (a meno di campagne di upsell mirate). Senza un’esclusione esplicita dell’audience “convertiti”, finisci per pagare per ricontattare clienti già acquisiti.

Creatività identiche all’ad acquisition. Usare lo stesso annuncio per chi non ti conosce e per chi ti ha già visitato spreca il vantaggio del remarketing. Le creatività di remarketing dovrebbero richiamare visivamente il sito o il prodotto già visto, dare un motivo concreto per tornare (offerta, scadenza, garanzia).

Audience troppo piccole. Su Google Ads, le audience di remarketing display devono avere almeno 100 utenti attivi negli ultimi 30 giorni per essere attivabili (1.000 per YouTube, 1.000 per Gmail). Audience troppo strette restano inattive e ti fanno perdere opportunità.

Tracciamento incompleto. Senza tag installati correttamente su tutte le pagine chiave e senza eventi di conversione attivi, la campagna non sa cosa è successo e Smart Bidding non può ottimizzare. Verifica sempre l’installazione con il Google Tag Assistant prima di lanciare.

Nessun limite di durata. Lasciare attive audience con finestre di 540 giorni (massimo consentito) ha senso solo in pochi casi. Per la maggior parte dei settori, audience con finestre di 30-90 giorni hanno un intento di acquisto residuo più alto e generano migliori conversioni. Per misurare l’efficacia complessiva, può aiutare la nostra guida su come calcolare ROI e ROAS.

Quanto budget destinare al remarketing e come misurarlo

Una regola empirica usata da molte agenzie è destinare al remarketing tra il 10% e il 30% del budget Google Ads complessivo. È solo un’indicazione: la cifra giusta dipende dal volume di traffico del tuo sito, dal valore medio delle conversioni e dalla qualità delle audience che riesci a costruire.

Se il tuo sito riceve poche centinaia di visite uniche al mese, il remarketing avrà audience piccole e budget contenuti. Se invece hai migliaia di visite mensili, può diventare uno dei canali con migliore ROAS del tuo media mix, anche superando in efficienza le campagne di acquisition.

Le metriche su cui concentrarsi per valutare una campagna di remarketing sono:

  • ROAS (ritorno sulla spesa pubblicitaria): valore prodotto diviso costo. Per il remarketing, valori sotto 3 sono mediocri, sopra 5 spesso ottimi (dipende dai margini del tuo settore).
  • CPA (costo per acquisizione): di solito molto più basso rispetto all’acquisition.
  • Frequency: numero medio di volte che ogni utente vede l’annuncio. Da tenere sotto controllo per evitare saturazione.
  • View-through conversion: conversioni di chi ha visto l’annuncio senza cliccarci. Spesso ignorate, indicano l’effetto di rinforzo del remarketing.

Una campagna ben fatta migliora nel tempo: dopo le prime 2-4 settimane di apprendimento e dati raccolti, Smart Bidding di Google riesce a ottimizzare meglio se hai impostato bene il tracciamento. Per partire con il piede giusto sulla parte teorica del PPC, conviene anche fare un giro sulla nostra guida alla certificazione Google Ads.

In Holistika gestiamo campagne di remarketing per PMI italiane in settori molto diversi (e-commerce, servizi locali, B2B, hospitality) e in tutti i casi il principio è lo stesso: audience precise, creatività dedicate, esclusioni rigorose, controllo costante della frequenza. Se vuoi capire se il tuo sito ha già traffico sufficiente per partire con il remarketing o come ristrutturare una campagna che non rende, parliamone.

FAQ

Qual è la differenza tra remarketing e retargeting?

In pratica nessuna, sono due termini usati come sinonimi. Storicamente “remarketing” è il termine usato da Google nella sua piattaforma pubblicitaria, mentre “retargeting” è più usato in ambito Meta (Facebook, Instagram) e nelle piattaforme di marketing automation. Indicano la stessa cosa: mostrare annunci a chi ha già interagito con il tuo brand. Negli articoli di settore i due termini si trovano spesso intercambiabili.

Quanti visitatori servono per fare remarketing su Google Ads?

Per la rete display servono almeno 100 utenti attivi negli ultimi 30 giorni in un’audience. Per YouTube e Gmail, il minimo sale a 1.000 utenti. Per le campagne search (RLSA), il minimo è 1.000 utenti negli ultimi 30 giorni. Significa che siti molto piccoli (sotto le 500 visite uniche al mese) faticano a far partire campagne sensate, mentre siti con qualche migliaio di visite al mese hanno già spazio per costruire audience efficaci.

Il remarketing funziona ancora dopo la fine dei cookie di terze parti?

Sì, ma in modo diverso. Le campagne basate solo sul tracciamento passivo di visitatori anonimi sono diventate meno precise. Quelle che funzionano meglio oggi combinano dati di prima parte (utenti loggati, eventi tracciati con Google Tag Manager, eventi server-side) e audience caricate via Customer Match. Per le PMI conviene investire nella raccolta strutturata di email, eventi conversione lato server e audience GA4, perché saranno la base del remarketing nei prossimi anni.

Quanto costa fare remarketing con Google Ads?

Il remarketing di per sé è quasi sempre più economico delle campagne acquisition. I costi per clic sulla Rete Display partono da pochi centesimi e raramente superano 1-2 euro nei settori non altamente competitivi. Su YouTube i costi sono leggermente più alti, su search RLSA dipendono dal settore. In generale, un budget mensile minimo sensato per fare remarketing in modo strutturato parte da 200-300 euro al mese, ma il vero ritorno si vede con investimenti di almeno 500-1.000 euro mensili che permettono di testare creatività diverse.

Posso fare remarketing senza un e-commerce o un sito complesso?

Sì. Anche un sito vetrina con poche pagine può fare remarketing, a patto di avere traffico sufficiente. Le audience utili in questo caso sono “visitatori della pagina servizi”, “visitatori della pagina contatti che non hanno inviato il modulo”, “lettori del blog su un argomento specifico”. Quello che cambia rispetto a un e-commerce è il formato preferito (più video e annunci display narrativi, meno feed prodotti) e il tipo di obiettivo misurato (lead, telefonata, modulo, non vendita diretta).

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