
In sintesi: I dati strutturati sono un codice che descrive ai motori il contenuto di una pagina usando il vocabolario schema.org. Non sono un fattore di posizionamento: servono a farsi capire e a ottenere risultati più ricchi nella pagina di ricerca, quindi più spazio visivo e più clic. Google consiglia il formato JSON-LD. A una PMI bastano tre o quattro tipi, non cento.
Apri la documentazione di schema.org per la prima volta e trovi centinaia di tipi, da Recipe a VeterinaryCare. La reazione normale è chiudere la scheda. Quella sbagliata è installare tre plugin e dichiarare qualsiasi cosa, sperando che attecchisca.
Sul tema circolano due convinzioni opposte, entrambe sbagliate. La prima è che i dati strutturati facciano salire di posizione: non è così, e Google lo ripete da anni. La seconda è che siano roba da nerd, inutile per un sito piccolo: falso, perché il markup giusto cambia l’aspetto del tuo risultato e quindi quanti clic ricevi.
Qui vediamo quale formato usare, i quattro tipi che servono a un’azienda normale, come si installano su WordPress e come si testano. Chiude il percorso di SEO tecnica, l’area da affrontare quando il resto è a posto.
Non ti fanno salire, ti fanno capire
I dati strutturati sono un blocco di codice che dichiara cosa contiene la pagina: questa è un’azienda con questi orari, questo è un articolo con questo autore, questo è un prodotto con questo prezzo. Il lettore non li vede, i motori sì.
Il vocabolario si chiama schema.org, uno standard condiviso nato nel 2011 da un accordo tra Google, Microsoft, Yahoo e Yandex. Google ne usa solo la parte che sa rendere visibile. Il markup infatti non sposta le posizioni: rende la pagina idonea a comparire come risultato avanzato, con stelline, prezzo, disponibilità, percorso di navigazione. L’effetto è sul click through rate, la percentuale di clic sulle impressioni, non sul ranking.
Cosa significa in pratica: se il sito non si posiziona, i dati strutturati non risolvono niente. Se però sei già in prima pagina e il risultato accanto al tuo mostra prezzo e valutazione mentre il tuo mostra due righe di testo, il markup mancante ti costa clic ogni giorno.
Tre formati per dire la stessa cosa, ma uno solo conviene
I formati ammessi sono tre e Google li supporta tutti: JSON-LD, microdata e RDFa. Cambia il modo in cui il codice entra nella pagina, non il significato. Per un sito nuovo la scelta è già fatta: JSON-LD.
Microdata e RDFa aggiungono attributi dentro l’HTML visibile, quindi il markup si intreccia con il layout: se cambi tema rischi di romperlo senza accorgertene. JSON-LD invece è un blocco separato, uno script che vive nella pagina senza toccare niente. Nella documentazione ufficiale sui dati strutturati Google raccomanda JSON-LD, definendolo la soluzione più semplice da implementare e da mantenere.
Il mercato ha seguito: secondo il Web Almanac 2024 di HTTP Archive il JSON-LD è sul 41 per cento delle pagine analizzate, i microdata al 26 per cento.
Esistono centinaia di tipi, a te ne servono quattro
La regola è semplice: dichiara solo quello che la pagina è davvero, e fermati lì. Un sito di servizi con un blog copre quasi tutto con quattro tipi, chi vende online ne aggiunge uno.
- Organization o LocalBusiness: descrive chi sei. Organization per chi opera ovunque, LocalBusiness per chi riceve clienti in una sede fisica, con indirizzo, orari e telefono. Collega il sito all’entità azienda.
- Article o BlogPosting: descrive un contenuto editoriale con titolo, autore, date e immagine. Dice che la pagina è un articolo firmato e datato, non una scheda di servizio. Yoast e Rank Math lo generano già da soli.
- BreadcrumbList: descrive il percorso che porta alla pagina, tipo Home, Servizi, Consulenza SEO. Nel risultato sostituisce l’URL nudo con una briciola di pane leggibile. Costa poco e rende.
- Product e Offer: serve solo a chi vende. Dichiara nome, immagine e marca, e dentro l’oggetto Offer prezzo, valuta e disponibilità. Genera i risultati più vistosi, con prezzo e magazzino visibili prima del clic.
- Review e AggregateRating: le stelline, con una regola severa. Google non le mostra quando l’entità recensita controlla le recensioni su se stessa: le pagine con LocalBusiness o altri tipi di Organization e recensioni auto-raccolte non sono idonee. Valgono per prodotti e servizi recensiti da terzi, non per il tuo chi siamo.
Tutto il resto, da Event a JobPosting, serve solo se il sito fa davvero quella cosa. L’elenco di ciò che Google sa rendere visibile sta nella galleria dei risultati avanzati: è il primo posto da controllare.
FAQ e HowTo: cosa è successo davvero, senza girarci intorno
Se hai letto una guida ai dati strutturati scritta prima del 2024, ti avrà consigliato di marcare le FAQ per occupare più spazio in ricerca. Quel consiglio è superato: le FAQ non generano più alcun risultato avanzato, per nessun sito.
Ad agosto 2023 Google aveva già ridotto drasticamente entrambe le funzionalità: FAQ visibili solo per siti governativi e sanitari autorevoli, risultati HowTo tolti anche da desktop, con la documentazione ritirata poche settimane dopo.
Il capitolo si è chiuso quest’anno. Il changelog della documentazione di Google Search registra a maggio 2026 l’avviso di deprecazione con la data di cessazione, il 7 maggio 2026, e a giugno 2026 la rimozione della pagina, perché il risultato avanzato FAQ non compare più nella ricerca. Oggi nella galleria né FAQ né HowTo sono elencati.
Cosa significa in pratica: se stai valutando un plugin per ottenere le domande a fisarmonica sotto il tuo risultato, non le otterrai, e non le ottiene nessuno. Il markup FAQPage non è però dannoso: resta un modo corretto di dichiarare una coppia di domanda e risposta, informazione che i sistemi di comprensione del contenuto continuano a leggere. Chiarezza semantica a costo zero, non una leva di visibilità.

Su WordPress hai già metà del lavoro fatto
Prima di installare qualsiasi cosa, controlla cosa c’è già. Con un plugin SEO moderno buona parte del markup di base viene generata da sola, e aggiungerne un secondo strato è il modo più rapido per creare confusione.
Yoast SEO, installato su oltre dieci milioni di siti, e Rank Math, su oltre quattro milioni, producono entrambi un grafo schema.org completo: Organization o Person, WebSite, WebPage, Article sui post, BreadcrumbList se usi le briciole del tema. Devi solo compilare le impostazioni iniziali (nome azienda, logo, tipo di entità, profili social), quei campi che quasi tutti saltano.
- Con il costruttore del plugin SEO: Yoast e Rank Math permettono di sovrascrivere o estendere lo schema di una singola pagina dall’editor. Quasi sempre basta questo.
- Con un plugin dedicato: le estensioni specializzate costruiscono tipi complessi con un’interfaccia a campi, senza codice. Sono la strada giusta per schede servizio, sedi multiple o eventi ricorrenti.
- A mano, senza plugin: scrivi il blocco JSON-LD dentro un tag script di tipo application/ld+json e lo inserisci nell’head, con un gestore di snippet o con una funzione agganciata a wp_head nel functions.php di un tema child. Senza tema child, il prossimo aggiornamento cancella tutto.
Come si testa il markup e dove si sbaglia
Il markup non si dà mai per buono a occhio. Il Test dei risultati avanzati risponde alla domanda che ti interessa (questa pagina è idonea a un risultato arricchito?): gli errori bloccano l’idoneità, gli avvisi no. Il validatore di schema.org risponde a un’altra domanda: se il codice è corretto secondo il vocabolario. Utile quando scrivi il JSON-LD a mano.
Il presidio nel tempo sta in Search Console, sezione Miglioramenti, con un report per ogni tipo rilevato e il conteggio degli elementi validi e non validi. Il report sui risultati avanzati è il posto in cui accorgersi che un aggiornamento del tema ha rotto qualcosa. Inseriscilo tra i controlli del tuo audit SEO.
Le linee guida sui dati strutturati sono esplicite su una regola sola: il markup deve descrivere quello che si vede in pagina. Violarla genera un’azione manuale, cioè un revisore Google che toglie alla pagina l’idoneità ai risultati avanzati. Non tocca il posizionamento, ma la vedi solo nel report Azioni manuali, dove quasi nessuno guarda.
- Markup che non corrisponde al contenuto: prezzi diversi da quelli in pagina, orari non pubblicati, autori inventati. Vale anche se l’informazione è vera ma invisibile al lettore.
- FAQ dichiarate e mai scritte: se il markup contiene domande che nella pagina non esistono, è una dichiarazione falsa.
- Dati duplicati da più plugin: due fonti che emettono ciascuna la propria Organization producono un grafo contraddittorio. Disattiva le funzioni schema di tutti tranne uno.
- Recensioni auto-generate: stelline dichiarate su se stessi, o raccolte con un plugin che non mostra le recensioni in pagina.
E con le AI? Aiutano a capire, non sono una scorciatoia
La domanda arriva sempre: servono dati strutturati per finire nelle AI Overviews o per farsi citare dagli assistenti conversazionali? La risposta ufficiale di Google è no. Nella documentazione sulle funzionalità AI si legge che non ci sono requisiti tecnici aggiuntivi e nessun dato strutturato schema.org speciale da aggiungere.
Questo chiude la porta alle scorciatoie senza svalutare il markup. Un grafo coerente aiuta i motori a collegare il sito a un’entità precisa, con nome, sede, settore, autore: la stessa informazione che i sistemi generativi usano per capire di chi stanno parlando. I dati strutturati chiariscono l’identità, non producono la citazione, che dipende dal contenuto come abbiamo visto parlando di generative engine optimization. E prima ancora la pagina deve essere raggiungibile, cosa che dipende dalla corretta indicizzazione del sito.
Se hai un sito WordPress e non sai cosa stia già emettendo, il primo passo è una verifica di mezz’ora: guardare l’output reale, confrontarlo con la pagina, ripulire i doppioni. In Holistika lo facciamo per PMI e professionisti: quasi sempre troviamo markup di plugin dimenticati che si contraddicono. Se vuoi capire cosa succede sul tuo sito, scrivici.
FAQ
Che cos’è lo schema markup e a cosa serve?
Lo schema markup è un codice che aggiungi a una pagina per descrivere ai motori cosa contiene, usando il vocabolario condiviso schema.org. Non è visibile al lettore e non è un fattore di posizionamento: non ti fa salire in classifica. Serve a due cose. La prima è rendere la pagina idonea ai risultati avanzati, con elementi aggiuntivi come prezzo, disponibilità o percorso di navigazione. La seconda è aiutare i motori a collegare il sito a un’entità precisa, con nome, sede e settore riconoscibili.
Le FAQ strutturate generano ancora risultati avanzati su Google?
No. Google aveva già ridotto la funzionalità ad agosto 2023, mostrando le FAQ solo a siti governativi e sanitari autorevoli, e nel 2026 l’ha chiusa del tutto: il changelog della documentazione registra la cessazione del risultato avanzato FAQ dal 7 maggio 2026 e la rimozione della pagina a giugno 2026. Stessa sorte per HowTo, tolto dai risultati desktop e mobile già nel 2023. Il markup FAQPage non è vietato e resta corretto per dichiarare coppie di domanda e risposta, ma non aspettarti alcun effetto visivo in ricerca.
Quali dati strutturati servono davvero a un sito aziendale?
Molti meno di quanti immagini. Per un sito di servizi bastano Organization se operi ovunque oppure LocalBusiness se hai una sede fisica, Article o BlogPosting sui contenuti del blog e BreadcrumbList per il percorso di navigazione. Chi vende online aggiunge Product con l’oggetto Offer per prezzo, valuta e disponibilità. Le stelline di Review e AggregateRating vanno usate con cautela, perché Google non le mostra quando l’azienda controlla le recensioni su se stessa.
Cosa rischio se dichiaro nel markup informazioni non presenti in pagina?
Un’azione manuale sui dati strutturati. Le linee guida di Google vietano di marcare contenuti non visibili al lettore, anche se l’informazione è vera, e la violazione porta un revisore umano a togliere alla pagina l’idoneità ai risultati avanzati. Il posizionamento nella ricerca ordinaria non viene toccato, ma perdi ogni arricchimento visivo. I casi tipici sono FAQ dichiarate ma mai scritte, prezzi diversi da quelli pubblicati e recensioni auto-generate. La segnalazione compare nel report Azioni manuali di Search Console.